Quando si parla di partita IVA in regime forfettario, l’attenzione si concentra spesso sull’imposta sostitutiva — il famoso 5% o 15% — trascurando un aspetto altrettanto importante: i contributi previdenziali. Eppure, per molte categorie di lavoratori autonomi, i contributi rappresentano il costo più significativo della gestione annuale, superiore persino alle tasse. Conoscerli in anticipo, sapere come calcolarli e individuare le agevolazioni disponibili è essenziale per una pianificazione fiscale consapevole.
In questo articolo lo Studio Commercialista Terranova di Palermo ti offre una guida aggiornata al 2025 sui contributi previdenziali nel regime forfettario, con importi reali, esempi pratici e indicazioni operative.
Chi paga i contributi previdenziali nel regime forfettario?
Tutti i titolari di partita IVA in regime forfettario hanno l’obbligo di versare i contributi previdenziali. La differenza sta nella cassa di riferimento e nel meccanismo di calcolo, che cambiano in base alla natura dell’attività svolta. Esistono tre grandi categorie:
| Categoria | Cassa previdenziale | Tipo di contributo |
|---|---|---|
| Artigiani e Commercianti | Gestione Artigiani e Commercianti INPS | Contributi fissi + quota variabile sull’eccedenza |
| Liberi professionisti senza albo (freelance, consulenti, grafici, ecc.) | Gestione Separata INPS | Percentuale sul reddito imponibile (no contributi fissi) |
| Professionisti iscritti a un ordine (avvocati, ingegneri, medici, commercialisti, ecc.) | Cassa previdenziale di categoria | Quota fissa + quota percentuale sul reddito (regole proprie di ogni cassa) |
Contributi INPS per artigiani e commercianti in regime forfettario
Gli artigiani e i commercianti che aprono la partita IVA in regime forfettario si iscrivono alla Gestione Artigiani e Commercianti dell’INPS e versano contributi su base obbligatoria, indipendentemente dal fatturato effettivamente realizzato.
Il meccanismo: contributi fissi e contributi variabili
Il sistema contributivo si articola in due componenti. La prima è la quota fissa sul minimale di reddito: ogni anno l’INPS stabilisce un reddito minimale — pari a circa 18.555 € nel 2025 — su cui si calcolano i contributi fissi, che vanno versati indipendentemente dal reddito realmente prodotto. In caso di apertura della partita IVA nel corso dell’anno, questo importo viene riproporzionato in base ai mesi di effettiva attività (circa 371,72 €/mese per gli artigiani e 379,15 €/mese per i commercianti).
La seconda componente è la quota variabile sull’eccedenza: se il reddito imponibile supera il minimale, sulla parte eccedente si applica un’aliquota percentuale aggiuntiva — pari al 24% per gli artigiani e al 24,48% per i commercianti — fino alla soglia di 55.008 €; per i redditi ancora superiori l’aliquota sale rispettivamente al 25% e al 25,48%.
| Voce | Artigiani (2025) | Commercianti (2025) |
|---|---|---|
| Reddito minimale INPS | ~ 18.555 € | |
| Contributi fissi annui (senza riduzioni) | ~ 4.600 € | ~ 4.900 € |
| Aliquota sull’eccedenza fino a 55.008 € | 24% | 24,48% |
| Aliquota sull’eccedenza oltre 55.008 € | 25% | 25,48% |
| Contributo di maternità (annuo fisso) | 7,44 € | |
Le rate dei contributi fissi vengono versate trimestralmente tramite modello F24, con scadenze stabilite dall’INPS. I contributi sulla parte di reddito eccedente il minimale si pagano invece contestualmente all’imposta sostitutiva, nelle scadenze del 30 giugno e del 30 novembre di ogni anno.
Le agevolazioni contributive per artigiani e commercianti in forfettario
Questa è la categoria che può beneficiare delle agevolazioni più significative sul fronte contributivo. Ne esistono due, alternative tra loro, che non possono essere cumulate.
1. Riduzione del 35% — per chi ha già la partita IVA attiva
I titolari di partita IVA in regime forfettario iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti possono richiedere all’INPS una riduzione del 35% sui contributi, sia sulla quota fissa che su quella variabile. Si tratta di un risparmio concreto: su contributi fissi di 4.600 €, la riduzione porta l’importo da versare a circa 2.990 €.
Caratteristiche fondamentali da conoscere:
- La riduzione non è automatica: va richiesta telematicamente tramite il Cassetto Previdenziale Artigiani e Commercianti sul portale INPS, di norma entro il 28 febbraio di ogni anno.
- Chi apre la partita IVA dopo il 28 febbraio può presentare la domanda entro 30 giorni dall’iscrizione INPS.
- Una volta accettata, la riduzione si rinnova automaticamente ogni anno senza necessità di ripresentare la domanda.
- Attenzione: se si rinuncia alla riduzione, non è possibile riattivarla in futuro. La scelta è definitiva.
- La riduzione non si applica al contributo di maternità (7,44 €), che resta invariato.
2. Riduzione del 50% per i primi 36 mesi — novità 2025 per le nuove iscrizioni
La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto una nuova agevolazione riservata a chi si iscrive per la prima volta alla Gestione Artigiani o Commercianti nel corso del 2025: una riduzione del 50% sui contributi previdenziali per i primi 36 mesi di attività. La domanda si presenta tramite il Portale Agevolazioni INPS (circolare INPS n. 83 del 24 aprile 2025).
Chi inizia l’attività nel 2025 si trova di fronte a tre opzioni:
- Richiedere la riduzione del 50% per i primi 36 mesi (poi, alla scadenza, si può richiedere il 35%);
- Optare subito per la riduzione del 35% a tempo indeterminato (e rinunciare definitivamente al 50%);
- Non richiedere alcuna agevolazione e versare i contributi per intero.
La riduzione del 50% abbatte di più i costi nell’immediato, ma è temporanea (36 mesi) e riduce proporzionalmente i contributi accreditati ai fini pensionistici. La riduzione del 35%, una volta richiesta, è permanente. La scelta dipende dalle priorità di ciascuno: chi è all’inizio e ha bisogno di liquidità tende a preferire il 50%; chi guarda alla costruzione della pensione può preferire il 35% o non richiedere alcuna riduzione. Un commercialista può aiutarti a simulare l’impatto a lungo termine di ciascuna opzione.
Coefficiente di redditività: 67% → Reddito imponibile: 30.000 € × 67% = 20.100 €
Contributi senza riduzioni:
— Quota fissa (su minimale 18.555 €): ~ 4.600 €
— Quota eccedente (20.100 – 18.555 = 1.545 € × 24%): ~ 371 €
— Totale contributi: ~ 4.971 €
Contributi con riduzione 35%:
— 4.971 € × 65% = ~ 3.231 € (risparmio di circa 1.740 €/anno)
Contributi INPS per liberi professionisti — Gestione Separata
I freelance, i consulenti e tutti i professionisti che non appartengono a un albo e non svolgono attività d’impresa versano i contributi previdenziali alla Gestione Separata INPS, istituita dalla Legge 335/1995. Si tratta di una cassa senza contributi fissi: si paga solo una percentuale proporzionale al reddito effettivamente prodotto.
Nel 2025, l’aliquota per i liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata è pari al 26,07% del reddito imponibile (ridotta al 24% per chi è già pensionato o assicurato presso un’altra forma previdenziale obbligatoria).
Coefficiente di redditività: 78% → Reddito imponibile: 25.000 € × 78% = 19.500 €
Contributi Gestione Separata INPS (26,07%): 19.500 € × 26,07% = ~ 5.084 €
Imposta sostitutiva (15%): 19.500 € – 5.084 € (deducibili) × 15% = 14.416 € × 15% = ~ 2.162 €
Costo fiscale e previdenziale totale: ~ 7.246 € (su un fatturato di 25.000 €)
Un vantaggio fondamentale della Gestione Separata è che in caso di annata con pochi ricavi, i contributi si riducono proporzionalmente, senza l’obbligo di versare un minimo fisso. Questo la rende particolarmente adatta a chi è agli inizi o ha un’attività ancora discontinua.
Contributi delle casse professionali
I professionisti iscritti a un ordine o a un albo — avvocati, ingegneri, architetti, medici, psicologi, commercialisti, consulenti del lavoro, e molte altre categorie — non versano i contributi all’INPS ma alla propria cassa previdenziale privata. Ogni cassa ha regolamenti, aliquote e scadenze autonome.
A titolo orientativo, il meccanismo tipico prevede una quota contributiva soggettiva (variabile dal 10% al 15% del reddito professionale, a seconda della cassa) e, in alcuni casi, un contributo integrativo che può essere ribaltato in fattura al cliente. Ad esempio, l’architetto iscritto a Inarcassa versa un contributo soggettivo pari al 14,5% del reddito dichiarato, mentre l’avvocato iscritto a Cassa Forense segue un sistema diverso basato su fasce di reddito.
Se appartieni a una cassa professionale, ti consigliamo di consultarne il sito ufficiale o di affidarti a un commercialista che conosca le specificità del tuo ordine professionale.
I contributi previdenziali sono deducibili nel regime forfettario?
Sì, ed è uno dei meccanismi più importanti da conoscere. Nel regime forfettario i contributi previdenziali obbligatori versati sono interamente deducibili dal reddito imponibile ai fini del calcolo dell’imposta sostitutiva. Questo significa che riducono la base su cui si applica l’aliquota del 5% o del 15%, abbassando concretamente il carico fiscale complessivo.
Si tratta dell’unica forma di deduzione reale ammessa nel regime forfettario, che per il resto non consente di scaricare le spese analiticamente ma applica un coefficiente forfettario. Proprio per questo, la gestione puntuale dei versamenti contributivi è fondamentale anche ai fini fiscali, non solo previdenziali.
Scadenze per il versamento dei contributi previdenziali
Le scadenze cambiano in base alla tipologia di contribuente. Ecco una sintesi delle date principali da tenere a mente.
Artigiani e commercianti — Gestione INPS
I contributi fissi sul minimale si versano trimestralmente tramite modello F24 nelle seguenti scadenze indicative: 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre e 16 febbraio dell’anno successivo. I contributi sulla parte eccedente il minimale (conguaglio) seguono invece le scadenze dell’imposta sostitutiva:
- 30 giugno: saldo dell’anno precedente + primo acconto per l’anno in corso;
- 30 novembre: secondo acconto per l’anno in corso.
Gestione separata INPS — Liberi professionisti
I contributi si versano in unica soluzione o in due rate con le scadenze dell’IRPEF:
- 30 giugno: saldo contributi anno precedente + primo acconto;
- 30 novembre: secondo acconto.
Contributi e pensione: cosa devi sapere prima di scegliere le riduzioni
Ridurre i contributi da versare è conveniente nell’immediato, ma ha conseguenze dirette sull’importo della futura pensione. Nel sistema contributivo italiano, la pensione si calcola in base ai contributi effettivamente versati nel corso della vita lavorativa: versare di meno oggi significa avere un assegno pensionistico più basso domani.
Per chi sceglie la riduzione del 35% o del 50%, è fondamentale tenere conto di questo effetto nel lungo periodo. Chi punta a costruire una pensione adeguata dovrebbe valutare l’opportunità di integrare i versamenti INPS ridotti con strumenti di previdenza complementare, come i Fondi Pensione o i Piani Individuali Pensionistici (PIP), che consentono anche deduzioni fiscali sull’IRPEF (o, in questo caso, sul reddito complessivo da lavoro dipendente, se presente).
Perché affidarsi a un commercialista a Palermo per la gestione contributiva
La gestione dei contributi previdenziali nel regime forfettario è più articolata di quanto sembri. Gli errori più comuni riguardano l’iscrizione alla cassa sbagliata, la mancata richiesta della riduzione contributiva nei termini, il calcolo errato degli acconti e il mancato coordinamento tra contributi e imposta sostitutiva nella pianificazione della liquidità annuale.
Lo Studio Commercialista Terranova a Palermo ti supporta in ogni fase:
- Individua la cassa previdenziale corretta per la tua attività;
- Calcola in anticipo l’importo dei contributi annui, permettendoti di pianificare le uscite;
- Presenta la domanda di riduzione del 35% o del 50% nei termini previsti;
- Prepara e trasmette i modelli F24 per ogni scadenza;
- Verifica che i contributi vengano correttamente dedotti ai fini dell’imposta sostitutiva;
- Ti avvisa per tempo delle scadenze e di eventuali proroghe.
Vuoi sapere esattamente quanto pagherai di contributi nel regime forfettario?
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